citazione Michelle Miky A

 

 

Seduci la mia mente ed avrai il mio corpo… Seduci la mia anima e sarò tua per sempre…

Michelle Miky A.

 

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brachilogia

 

 

 

 

La bocca è la sede dell’amore inteso nella sua interezza e il bacio è il primo segno, ma già completo, del possesso. Una donna diventa la “tua” donna quando ti dà il primo bacio. Se invece lei ti nega la sua bocca ti nega tutta se stessa.     (cit.)

Infelicità

il mare in burrasca  vorrebbe trascinarmi via con sè,  per ora resisto, ma non so per quanto ancora, vivo un momento di grande infelicità,  mais c’est la vie, a bientot mes amis

 

 

 

un vero Uomo

 

 

“Un vero Uomo è colui che ha imparato
ad amare prima di imparare a far l’amore,
colui che si emoziona e versa lacrime

senza preoccuparsi di essere “un duro”,
colui che sa far ridere una donna e all’occorrenza asciugarle le lacrime.
Un vero Uomo è quello che sa guardare

dritto negli occhi una donna e dirle ti amo,
quello che non ha bisogno di cambiare,
e di cambiare te
che non ha bisogno di una seconda possibilità,

quello che ti allunga la mano
e ti porta in paradiso.
Un vero uomo è quello che non sfugge
alle prime difficoltà ma aspetta anche le seconde per sfidarle,
è quello che non stà con un piede
in due scarpe ma le usa

per camminare insieme alla donna che ama,
è quello che, nonostante il periodo nero,
vede sempre a colori.
Un vero uomo è quello che si distingue,
che “cancella” una donna difficile,
che ti migliora la vita anche quando
la vita ti ha peggiorata.
Un vero uomo

non ti chiede nulla in cambio perché dietro un vero uomo
ci sei solo tu…”

C. Cassani

Riflessioni Personali… è possibile l’astinenza dal fare sesso ?

Trovare persone che vengano a letto con te è come fare sport: quando lo fai sempre sembra facilissimo e ti riempie di endorfina, ma se smetti per un paio di mesi ricominciare può sembrare impossibile.

Abbiamo tutti avuto periodi di magra sessuale, ma com’è quando ti ritrovi in un periodo di astinenza forzata che si protrae per mesi, o anche anni? È utile a raggiungere uno stato di zen, ti porta a concentrare le tue limitate energie in attività più profonde? O ti trasforma in una lagna vivente che passa giorni di fila sul divano a mettere mi piace alle foto di qualsiasi essere dalle sembianze umane?

Ho parlato con alcune persone che hanno passato lunghi periodi di magra di come è stato, e di come hanno rotto l’incantesimo e sono tornati a consumare.

Pablo, 28 anni

VICE: Pablo, sfogati. Quanto è durato il tuo periodo di magra?
Pablo:
Circa due anni e mezzo. Ero uscito da una relazione seria e sentivo il bisogno di passare un periodo da eremita: non me ne fregava niente delle ragazze, ero felice di poter passare del tempo con i miei amici.

Come gestivi la frustrazione sessuale?
Era piuttosto intensa, ma avevo diversi hobby che mi aiutavano a scaricarla. Lo skate era la mia valvola di sfogo principale, ma anche fumare, andare in bicicletta, e avevo trovato una grande intesa con la mia mano destra, che in quel periodo mi rendeva molto felice.

E poi, come ne sei uscito?
Al parco vicino casa avevo notato una ragazza e quando è venuta da me chiedendomi l’accendino ho pensato, ‘Basta,’ e le ho detto che vivevo nei dintorni e che avevo dell’erba—voleva venire da me a fumare? Ha detto di sì. Siamo andati a casa mia e le cose si sono messe subito bene.

Come è stato fare sesso dopo così tanto tempo?
È successo tutto molto velocemente, ma è stato bello. Il giorno dopo ero euforico.

Beth, 25 anni

VICE: Ok, di quanto tempo parliamo?
Beth:
Be’, mi ero appena trasferita da Londra e ed ero uscita con uno, ma poi avevo deciso che non mi interessava. Quando ho capito che mi piaceva—il suo naso, i suoi gusti musicali e i suoi denti—questa persona ha cambiato idea e si è allontanata. Ne sono seguiti sette mesi di niente assoluto.

Avevi il cuore spezzato o si è trattato semplicemente di un periodo sfortunato?
La città in cui mi sono trasferita era piena di coppiette serene e affiatate. Non conoscevo single, e ho scoperto che, forse perché era piuttosto piccola, non c’era quella cultura del conoscere persone quando si è in giro e finirci a letto. O forse è semplicemente il fatto che non ho trovato nessuno a cui piacessi e cerco scuse. Ho conosciuto persone che mi piacevano, ma la cosa non era corrisposta. Quanto a Tinder, lì lo usavano solo ragazzi che cavalcavano struzzi.

Come te la passavi con la frustrazione sessuale?
Non molto bene, anche perché la mia coinquilina si divertiva un sacco a prendermici in giro. Credo che uno degli effetti collaterali più strani è che magari non ti rendi conto di quante chiacchiere tra ragazze sono basate su gente che condivide le proprie esperienze sentimentali, quindi quando non hai nulla di cui parlare ti senti una sfigata, come se non fossi degna di stare in quel circolo.

Non ti sei data a qualche hobby eccitante, o a qualche attività che ti distraesse?
Guardavo ragazzi sugli struzzi su Tinder.

Si tratta di un ciclo che si auto-alimenta? Nel senso, che più dura e più è difficile da interrompe?
Credo di aver avuto un problema che hanno un sacco di persone della nostra età: passati i vent’anni, diminuisce il numero di persone che conosci.

Come hai fatto a uscirne?
Tornata a Londra sono andata a una festa a casa di un’amica, dove un ragazzo per niente attraente ci ha provato con me per tutta la sera offrendomi coca e altro. Nonostante lo trovassi repellente, sono andata a casa sua e alla fine abbiamo fatto sesso, completamente ubriachi. Alla fine in una settimana ho fatto sesso con due persone diverse, e con un’altra la settimana dopo.

Come è stato tornare a fare sesso? Hai riacquistato fiducia in te stessa?
La prima volta, con quel tipo che non mi piaceva alla festa, l’ho fatto in nome dell’autostima. In un certo senso, è stato come perdere di nuovo la verginità, nel fatto che lo fai semplicemente per farlo. Inoltre, perdi tutta la forza nell’interno coscia, e stare sopra è come fare acro-yoga.

Robbie, 26 anni

VICE: Parlami del tuo periodo di magra.
Robbie: Per un po’ sono andato a letto con la sorella di un mio amico. Generalmente sono piuttosto timido con le ragazze, e per fare la prima mossa ho dovuto prendere coraggio per mesi, poi l’ho fatto e abbiamo cominciato a fare sesso tutte le volte che ci vedevamo, ma non abitavamo nella stessa città. Lei ha chiuso quando abbiamo cominciato ad avvicinarci troppo e a comportarci come una coppia vera e propria. Era la cosa giusta da fare, ma io l’ho presa male ed è cominciato il mio periodo di magra. Nei due anni e mezzo successivi sono andato a letto solo con una persona, una volta.

Perché è stato così difficile interrompere la magra?
Ho passato mesi praticamente chiuso in camera. Non uscivo molto e, quando lo facevo, andavo a ballare e mi devastavo, non tentavo di rimorchiare, non ero mai nelle condizioni. Mi facevo anche la doccia solo una volta a settimana. Facevo piuttosto schifo, a essere onesto.

Come ti gestivi la frustrazione sessuale?
Un sacco di seghe. Ho anche cominciato ad andare in palestra, ma andavo dopo aver fumato e passavo il tempo completamente rincoglionito, concentrato sulle altre persone invece che sul fare qualcosa.

Quindi la castità era legata ad altri fattori…
Sì, nel lungo periodo mi ha completamente rovinato e mi ha quasi portato a un esaurimento nervoso. Pensavo molto alla mia sessualità; cominciavo a metterla in dubbio e a pensare che forse non ero attratto da alcuna ragazza perché non mi piacevano le ragazze. Non ci capivo più niente.

Come hai fatto a uscire da questa fase di astinenza?

Sono ritornato nel paese in cui sono cresciuto e ci ho provato con una ragazza con cui ero già uscito.

Come è stato il sesso?
Ero molto insicuro e preoccupato. Ricordo di averle chiesto se voleva farlo, e che mentre lo facevo mi si era spezzata la voce tanto avevo paura di essere rifiutato, ma anche per la paura di farlo davvero. Avevo paura che non mi piacesse, che avrebbe significato che il mio orientamento sessuale era cambiato. Fisicamente è stato bello, ma piuttosto vuoto. È venuta da me, abbiamo messo un film, abbiamo fatto sesso, e poi lei se n’è andata, aveva un appuntamento con un tizio.

Adesso ti senti a posto con la tua sessualità?
Dopo quell’episodio, i dubbi a riguardo sono tornati ancora più forti. Ci ho messo un po’ per accettare che non so quale sia la mia “vera” sessualità, e che non devo preoccuparmene troppo.

Kiera, 27 anni

VICE: Cosa ti ha portato al tuo periodo di magra?
Kiera:
Dopo essere stata lasciata da un ragazzo più grande, la mia autostima era ai minimi. Essere lasciata mi ha buttata in uno stato mentale nocivo, e questo, insieme alla pressione che derivava dall’ultimo anno di università, mi ha portata a non andare a letto con nessuno per più di un anno.

Non volevi fare sesso o non trovavi persone con cui farlo?
Be’, sono tornata a vivere con la mia famiglia, dopo l’università, e non era proprio lo spazio ideale per il sesso casuale. Per me le storie da una notte vanno benissimo, ma non si è mai presentata l’opportunità, forse perché non avevo l’atteggiamento giusto. Avevo voglia di intimità, ma più questo periodo durava, più era difficile interromperlo.

Se sei donna, è più difficile interrompere un periodo di magra?
Uscivo un sacco con la speranza di conoscere persone, ma secondo me un sacco di ragazzi non erano abituati a una ragazza che ci provava con loro, e di solito non apprezzavano la cosa o non sapevano gestirla. Invece di apparire diretta, apparivo disperata o troppo entusiasta, anche se in realtà volevo solo fare sesso.

Come hai fatto a interrompere il ciclo?
Ero in vacanza e, essendo in una situazione in cui non mi dovevo preoccupare di “chi conosce chi” e delle conseguenze delle mie azioni, avevo meno inibizioni. Sono andata in un locale da sola e alla fine sono stata con il primo ragazzo carino che ho visto, un francese. Abbiamo cominciato a flirtare, nessuno di noi parlava bene la lingua dell’altro, che alla fine si è rivelata una cosa positiva—non c’è il rischio di scoprire cose dell’altra persona che magari te la fanno scendere, e non potevamo fare molto oltre al sesso.

 

da: http://www.vice.com

JACQUES BREL – Conosco delle barche

 

 – Conosco delle barche

 

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

 

Jacques Brel

riflessioni Personali… Amore, Estasi e Piacere

 

 

“L’Estasi nella Coppia, un miraggio raggiungibile solo se…” di Lorenzo Olivieri

 

 

Il godimento puro avviene solo se c’è libertà…

La libertà è presente solo se non vi è gelosia…

La gelosia alimenta l’attaccamento e ci allontana dall’Estasi…

 

In queste 3 frasi è riassunto il tema che voglio condividere con questo

articolo, diciamo che potresti anche non continuare a leggere, ma se

proprio hai deciso di iniziare, ti consiglio di proseguire fino alla fine.

Non avrei mai pensato di scrivere un articolo di questo genere fino a quando l’esistenza non mi ha spinto a riflettere sulle mie sofferenze

e sui vari dolori degli amici a cui voglio bene.

Ma non è un articolo che parla di ESTASI?

Si lo è, ma non pensare di arrivare all’ESTASI senza prima sublimare

l’attaccamento e la gelosia…

 

La sofferenza per Amore è una piaga sociale, ognuno di noi ci è passato numerose volte nella vita, alcuni continuano ad attraversare queste sofferenze, come in un loop senza fine, sembra qualcosa impossibile da bloccare, ma esiste una via d’uscita ed è la ricerca dell’Estasi.

 

 

Prima di arrivarci analizziamo la parola “amore” e scopriamo che questo termine non significa nulla da solo, siamo noi a dargli un significato. In molti parlano di amore ma in realtà pensano alla gelosia, all’attaccamento, al bisogno!

Quando la maggior parte delle persone dice di amare pensa sempre e solo a se stessa.

 

Solo apparentemente due fidanzati si dicono: “ Ti amo”  l’un l’altro, (ci siamo passati tutti) se ci fosse qualcuno a tradurre i loro pensieri, il risultato sarebbe: Ti amo se tu mi ami, ti sono fedele se tu mi sei fedele, amo solo te se tu fai lo stesso con me”, insomma un grande abbaglio globale.

Se vogliamo dare un significato all’Amore, quello che si avvicina di più è: volere il bene supremo dell’altra persona… STOP.

L’altra persona non è obbligata a ricambiare questo tuo amore.

 

Ripeto:

La persona che ami non è obbligata a ricambiare il tuo amore.

 

E’ qui che entra in gioco l’Estasi…prendiamo il caso in cui due persone si incontrino, sentano un’attrazione che è impossibile spiegare a qualcun altro, si amino, rendendosi conto di essere Liberi nel loro Amore.

In che senso? Non cercano nulla dall’altra persona, ognuno si offre INCONDIZIONATAMENTE.

 

Amore incondizionato…significa che se tu desideri la libertà, devi essere il primo o la prima a offrirla…se non lasci libera l’altra persona non puoi pretendere nulla più dell’amore geloso, l’amore dei tele-film e delle trasmissioni di Maria de Filippi.

 

Abbiamo appena oltrepassato il primo stadio…e sappiamo, viste le sofferenze per amore che ci sono in giro, che poche persone riescono a superarlo.

Il secondo stadio è l’Alleanza Animica di due individui liberi, la coppia non è più formata da due metà e possiamo dire che potrebbe anche non chiamarsi più coppia, perché?

Perché l’Alleanza Animica nasce quando ci rendiamo conto della Maestosità di chi abbiamo accanto.

La sensazione che dona condividere degli attimi di vita insieme ad una persona che gode della tua presenza senza richiedere nulla in cambio non si può chiamare coppia.

La coppia così come la intendiamo in questa terra, ha dei diritti e doveri sanciti dal patto scritto davanti alla Legge o all’Universo. L’estasi è possibile solo fuori da quella che chiamiamo “coppia” e solo se riusciamo a superare questa divisione.

 

Intrapresa la via dell’Estasi non si può più tornare indietro, è come quando si decide di varcare una soglia, su quella soglia appaiono tutti i “mostri” che una persona ha dentro di sé. Se riusciamo a guardare in faccia questi “mostri” senza spaventarci, ci affacciamo dentro il nostro Essere e vi intravediamo una LUCE INTERIORE INFINITA che non avevamo mai visto e finalmente riusciamo a distinguere la “LUCE” del Sole da quella dei “Focolari”.

 

LA LUCE CI DONA L’ESTASI

I FOCOLARI CI DONANO SOFFERENZA

 

Nella via verso l’Infinito non esistono solo Ombra e Luce, esiste anche una Luce “FINTA”, che dobbiamo imparare a riconoscere e purificare offrendo ad essa tutte le nostre sofferenze.

 

La Luce finta è il Focolare delle nostre sofferenze…

L’ESTASI appare quando il calore di questo FOCOLARE si spegne.

 

 

Da: la quadratura del cerchio di vega rose

 

Erich Fried

 

 

 

 

Quando ti bacio
non è solo la tua bocca
non è solo il tuo ombelico
non è solo il tuo grembo
che bacio
Io bacio anche le tue domande
e i tuoi desideri
bacio il tuo riflettere
i tuoi dubbi
e il tuo coraggio
il tuo amore per me
e la tua libertà da me
il tuo piede
che è giunto qui
e che di nuovo se ne va
io bacio te
così come sei
e come sarai
domani e oltre
e quando il mio tempo sarà trascorso.

Erich Fried

 

 

 

 

 

Riflessioni Personali….Autorità o Autorevolezza, quale forma di potere?

dal vecchio blog Poesia&cultura

La Società non è altro che una famiglia allargata, più questa famiglia si espande più avrà le sembianze di un Paese. Ora, in una famiglia l’aspetto principale più importatnte è l’Educazione, c’è il Capofamiglia AUTORITARIO che s’impone sui figli dando loro regole rigide, regole che hanno come conseguenza principale quella di far respirare all’interno della famiglia un’aria di DISPOTISMO, di PREPOTENZA e di OPPRESSIONE, negando di fatto ogni diritto, e c’è poi il Capofamiglia AUTOREVOLE che cresce i propri figli parlandoci piano, cercando di farli riflettere sui fatti della vita, insegnando loro per mezzo delle sue esperienze passate, LE REGOLE della convivenza civile.

L’AUTORITA’ è una dimensione rigida nella quale cerchi di fuggire il prima possibile dalle sue tenaglie che hanno solo la capacità di soffocare la libertà personale, le scelte e le decisioni soggettive.
Con AUTORITA’ ci si impone su chi è debole o su chi è troppo SUPERIORE alla media e lo si fa per non perderne il Controllo, perchè chi sfugge al Controllo diventa un individuo pericoloso in quanto potrebbe mettere in discussione la presenza di quelle capacità come imparzialità, giustizia, obbiettività, equilibrio e neutralità. necessarie alla funzione AUTORITARIA rivestita.

Infatti è noto che il Pensiero Uniforme percepisce come indice di SICUREZZA il CONTROLLO esercitato dall’Uomo di Potere (in divisa) sugli individui, infatti è molto più facile gestire un POPOLO di PECORE TOSATE ritenuto più “affidabile” rispetto ad un POPOLO di TORI SCALPITANTI, piegare quindi l’individuo non incline alle discriminazioni, alle parzialità e alle ingiustizie, come unica soluzione affinchè non diventi esempio per altri individui, il Potere vede l’individuo “diverso” come una minaccia e trattato di conseguenza.

Dunque, l’AUTORITA’ al contrario dell’AUTOREVOLEZZA, ci farà vedere solo la SUA verità, cancellando se possibile ogni riferimento ai nostri diritti…ed è così che si perde il coraggio di RECLAMARE giustizia ed equità.

“Ora fra il rogo ardente delle mie Idee anch’io son diventato di fiamma; e scotto, brucio, corrodo…e porto con me dolore e sofferenza […] Io mi dichiaro in Guerra aperta, palese e nascosta contro ogni l’AUTORITA’ e contro l’Uomo in divisa che non conosce Etica nè Giustizia” (Renzo Novatore )

 

Nico (Max Weber)

Joumana Haddad

 

Chi è Joumana Haddad, giornalista, scrittrice e poetessa libanese.

Beirut – Sul suo profilo Facebook aveva già postato un video in cui esultava per la sua elezione al parlamento Libanese. Poi il sistema è andato misteriosamente in crash. Al riavvio, i conteggi delle schede hanno dato vincente il candidato cristiano maronita pupillo del partito del presidente in carica, Michel Aoun, del Free Patriotic Movement, una formazione di destra vicina ai falangisti. Stiamo parlando di Joumana Haddad, giornalista, scrittrice e poetessa libanese. Una delle donne considerata dai media tra le più influenti del Medio Oriente e non solo. Anche il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, le ha concesso nel 2013, il titolo onorario di ambasciatrice della cultura e dei diritti umani della città di Napoli.
In Libano, Joumana Haddad è uno di quei personaggio per il quale non ci sono mezze misure: o la odi o la ami.

I più, c’è da dire, la odiano. Gli integralisti soprattutto. Sia quelli cristiani che quelli musulmani. Ma anche le destre fasciste e falangiste e, come lei stessa sottolinea, anche tanti che si considerano di “sinistra” ma che poi sono i primi a riproporre quei cliché sulle donne che sono gli stessi delle teocrazie più medioevali, come quella del Bahrein, Paese che l’ha dichiarata “personaggio non gradito” rifiutandole il visto di ingresso per il suo acceso femminismo.
E’ anche vero che Joumana è una di quelle donne che non ha paura di essere donna e che te lo fa capire fondando, disegnando e dirigendo una rivista come Jasad: primo tabloid in lingua araba a parlare di sessualità femminile, usando oltretutto termini vietatissimi come “orgasmo“, in un universo culturale in cui il corpo è considerato una cosa sporca e innominabile. Si capisce quindi perché Joumana Haddad ripeta: “Vivo in un Paese che non mi ama“. E che non ama neppure i suoi versi. Versi come questo che chiedono più libertà:

Hanno costruito per me una gabbia affinché la mia libertà
fosse una loro concessione
e ringraziassi e obbedissi.
Ma io sono libera prima e dopo di loro,
con loro e senza loro
sono libera nella vittoria e nella sconfitta
“.

Giornalista, abbiamo detto, poetessa ed anche scrittrice di libri che in Italia sono stati tutti pubblicati dalla Mondadori. “Non ho peccato abbastanza, Il ritorno di Lilith“,Ho ucciso Shahrazad. Confessioni di una donna araba arrabbiata“, Superman è arabo, tanto per citare alcuni dei suoi volumi i cui titoli, come si dice, sono già un programma.

E a questo punto avrete già capito che Joumana Haddad non è una di quelle che si tirano indietro. Neanche quando si tratta di tradurre il suo impegno di intellettuale in una concreta azione politica. In un panorama desolato come il dibattito politico libanese, in cui trionfavano proclami ad attuare la volontà di Dio e richiami alla patria, all’onore e addirittura alla “razza fenicia” di cui i falangisti si sentono diretti discendenti, Joumana, presentatasi nelle file del partito Li Baladi, in lizza con la coalizione Kull Watani, è una dei pochissimi candidati ad aver affrontato i problemi veri del Paese come la povertà, la presenza di un milione di rifugiati, la privatizzazione di servizi come la sanità e l’energia, di beni comuni come l’acqua, e inoltre i diritti dei lavoratori, degli ultimi e delle donne.

 

 

 

Sono così

Sono così
non ho tempo per i rimpianti
gioco con i destini, mi annoio facilmente
prometto e non mantengo.
Inutile cambiarmi:
La certezza mi è estranea
per l’imbarazzo dell’amore
per l’immaginazione
perché sono devota
solo all’indolenza.
Imprevedibili i miei appuntamenti
sono una fuga prima del tempo
un sole che non basta
una notte che mai si schiude
sono impetuosi sussulti tra la sete e il dissetarsi.
Sono così, un silenzio per raccogliermi,
un lento terrore per disperdermi,
un silenzio e un terrore per curare una crudele memoria
non c’è luce che possa guidarmi:
possiedo solo i miei peccati.

Joumana Haddad

da  Il ritorno di Lilith ( 2009)